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sabato 17 aprile 2010

Bozza Documenti PRIMO CONGRESSO NAZIONALE IMMIGRATI

PRESENTAZIONE

Il testo che segue è una bozza scritta dai dodici rappresentanti di sei regioni italiane scelti nell’assemblea nazionale degli immigrati e delle immigrate del 5 aprile a Roma che costituiscono il Comitato Organizzativo verso il Primo Congresso degli Immigrati e Immigrate in Italia. Nel corso del 2009 si sono svolte due assemblee nazionali degli immigrati e delle immigrate (il 15 febbraio a Firenze e il 5 aprile a Roma). Lo scopo delle assemblee era quello di trovare, attraverso la discussione e il confronto, un modo per reagire all’ondata di razzismo e xenofobia che sta colpendo la popolazione immigrata.



Nella discussione svoltasi nelle due assemblee, con l’intervento di alcune decine di delegati di associazioni, comitati, organizzazioni sindacali, sociali e culturali provenienti da numerose regioni italiane, è emersa la necessità e la volontà di provare a dare una risposta che prevedesse, oltre a iniziative immediate, l’avvio di un percorso di più lunga durata: abbiamo ritenuto necessario cominciare a costruire uno strumento che permetta far sentire la nostra voce, un organismo che possa costituire una vera rappresentanza di noi immigrati e immigrate.



Abbiamo pensato che il modo migliore per farlo sia quello di preparare e realizzare un congresso nazionale degli immigrati e delle immigrate in Italia che condividono questa esigenza e che sono d’accordo con alcune idee e proposte emerse nelle due assemblee nazionali del 15 febbraio e del 5 aprile e che rappresentano già una base comune tra coloro che hanno cominciato questo cammino.



Nel testo che segue proviamo a sintetizzare e argomentare queste idee e proposte affinché, tramite la discussione nelle varie città, possiamo insieme verificare chi le condivide e desidera partecipare alla realizzazione del Primo Congresso degli Immigrati e Immigrate in Italia e raccogliere ulteriori opinioni e proposte.



La bozza è una proposta che sarà presentata in tutte le città e che può essere ratificata, corretta, riscritta, per arrivare a un documento i cui contenuti siano condivisi e possano costituire la base di partenza comune per la realizzazione del congresso.

Il Comitato Organizzativo ha il compito di raccogliere tutti i suggerimenti e i contributi, elaborare dei verbali delle assemblee che si realizzeranno e farli conoscere in tutte le altre città.



PREMESSA



Chi siamo: Siamo immigrati/e appartenenti a diverse realtà organizzate, ma anche singoli/e che hanno deciso di unirsi perché riteniamo che in questo paese manchi una nostra rappresentanza adeguata. Non esiste una “voce” che parli effettivamente e direttamente per noi. Vogliamo colmare questo vuoto. La nostra esigenza nasce dalla situazione concreta: oggi, sebbene le cose siano un po’ cambiate rispetto al passato, gli immigrati non riescono a esprimere il proprio protagonismo in primo piano, negli ambiti decisionali.

La nostra voce non è presente laddove si discutono le politiche che ci riguardano (a tutti i livelli).



Noi non pretendiamo rappresentare tutti gli immigrati che vivono in Italia, ma quelli che condividono i contenuti di questo documento.

Siamo immigrati e immigrate che vogliono costruire una società migliore insieme agli italiani e in questa lotta pensiamo che un presupposto fondamentale sia avere una nostra voce propria.



Cosa vogliamo: Vogliamo favorire il protagonismo degli immigrati e delle immigrate. Non vogliamo essere “altro” rispetto a chi in Italia conduce giuste battaglie per i diritti e l’uguaglianza , né rinchiuderci in un ghetto, ma in questo momento riteniamo che ancora la società italiana, le realtà sociali e politiche italiane fatichino a dare voce agli immigrati/e. Intendiamo costruire un organismo degli immigrati non solo per far sì che ci sia una voce degli immigrati e immigrate, ma anche per prenderci le nostre responsabilità. Dobbiamo essere tutti più consapevoli: come vanno le cose in questo paese dipende anche da noi.



I Diritti e le responsabilità:

Numericamente, quella degli immigrati in Italia è ormai una presenza significativa: circa il 6,5% della popolazione residente. Dal punto di vista economico il nostro contributo è decisivo: forniamo il 10 % del prodotto interno lordo, cioè creiamo col nostro lavoro un decimo di tutta la ricchezza prodotta in Italia. Questi dati sono una realtà consolidata e irreversibile. In futuro sono destinati a essere confermati o a crescere. Una parte consistente della popolazione italiana stenta ad accettare questa realtà. Alcuni la rifiutano, in vario modo.



Ma anche tra noi immigrati non c’è sufficiente coscienza di questa situazione. Ciò è dovuto in primo luogo al fatto che, a fronte di quel 10% di ricchezza apportata all’Italia tramite il nostro lavoro, la nostra dignità e i nostri diritti spesso non sono riconosciuti e il nostro potere decisionale è sempre pari a zero.



Senza una piena uguaglianza in termini di diritti e opportunità tra tutti i cittadini residenti in Italia è impossibile perseguire e realizzare una convivenza civile e democratica, per quanto noi ci sforziamo di dare il nostro contributo. La responsabilità di cambiare questa situazione ingiusta è in primo luogo nelle mani della società italiana, delle sue forze politiche e culturali, delle sue istituzioni.



D’altra parte, noi immigrati e immigrate, per quanto sia difficile e a volte frustrante vivere e lavorare in un paese dove molti non perdono occasione per farci sapere che ci considerano ospiti sgraditi, dobbiamo assumerci la nostra parte di responsabilità. Per farlo, dobbiamo, prima di tutto, avere una nostra voce e costruire gli strumenti affinché tutti la possano sentire.



Il nostro tentativo non è isolato, non è circoscritto a livello italiano: noi intendiamo raccogliere e mettere a frutto le esperienze di autorganizzazione che gli immigrati hanno condotto a livello internazionale, come per esempio i latinoamericani negli USA. D’altra parte, in questi anni si sono realizzate varie iniziative internazionali che hanno messo in comunicazione immigrati residenti in diversi paesi e continenti, sono stati realizzati forum e sono state tessute reti internazionali di collegamento.



Tramite le realtà di immigrati aderenti alla nostra proposta di congresso che hanno partecipato a queste esperienze possiamo metterci immediatamente in relazione con questo ambito internazionale di lotta per i diritti degli immigrati.



Inoltre, la proposta del congresso nazionale non nasce dal nulla ma da anni di impegno di gran parte dei promotori, tramite associazioni, comitati di lotta, organismi di solidarietà, gruppi culturali e interculturali, sindacati, collettivi, reti di collaborazione, coordinamenti. Tra queste iniziative di autorganizzazione vi è stata anche quella del Comitato Immigrati in Italia.



Quindi, è stata accumulata una notevole esperienza che oggi possiamo e vogliamo condividere con tutti coloro che concordano con la proposta del congresso per fare un deciso passo in avanti che ci consenta di essere all’altezza della nuova e difficile situazione che abbiamo di fronte in Italia e in Europa.



PRINCIPI



Noi, come promotori del primo congresso degli Immigrati e delle Immigrate in Italia, enunciamo alcuni principi che ci uniscono e che costituiscono le fondamenta della nostra iniziativa:



l’unità:

la nostra rete promuove l’unità con tutti coloro - siano essi cittadini immigrati o autoctoni - che perseguono, in tutto o in parte, finalità simili alle nostre.



la solidarietà:

cioè la condivisione dei problemi e il sostegno reciproco, che non hanno nulla a che fare col paternalismo o con l’assistenzialismo, né con la carità.



il protagonismo migrante e l’autorappresentanza:

vogliamo aiutare l’affermazione di una voce indipendente degli immigrati e immigrate e intendiamo il protagonismo dei e delle immigrate anche come rappresentanza diretta. In poche parole: vogliamo essere i rappresentanti di noi stessi e non accettiamo che altri parlino in nostro nome pretendendo di conoscere meglio di noi i problemi che viviamo, i motivi del nostro percorso migratorio e le nostre aspirazioni.



l’antirazzismo:

ci opponiamo a ogni forma di discriminazione, inferiorizzazione, stigmatizzazione o segregazione di qualsiasi persona o gruppo umano sulla base del colore della pelle, del genere, dell’orientamento sessuale, della condizione sociale, delle status giuridico o della provenienza geografica, dell’appartenenza culturale o religiosa. Consapevoli di quanto il razzismo - in tutte le sue forme - sia uno strumento per perpetuare rapporti oppressivi e di sfruttamento, ci impegniamo a combatterlo, sia nella società italiana ma anche all’interno della popolazione immigrata e nelle nostre comunità d’origine.



l’ autonomia:

siamo indipendenti da qualsiasi partito, sindacato, associazione, anche da quelli con cui collaboriamo o con cui possiamo realizzare momenti d’unità o iniziative comuni, da quelli italiani e da quelli dei nostri paesi d’origine; ciascuno è libero di aderire individualmente a qualsiasi organizzazione e di sostenerla, ma come realtà collettiva intendiamo mantenere una piena autonomia pratica, ideale e politica.



il pluralismo e la democrazia:

possono far parte della nostra rete tutti gli immigrati e immigrate che condividono questi principi; ognuno ha la libertà di appartenere a un partito, sindacato o associazione e, ovviamente, di manifestare le proprie convinzioni ma non deve tentare di imporle agli altri; dobbiamo cercare di avere un metodo che sia rispettoso delle diverse opinioni, idee e convinzioni ma che ne sappia fare una sintesi nel quadro dei principi che ci ispirano.



la cittadinanza globale e l’ impegno internazionale:

prima di essere immigrati in Italia siamo emigrati dai paesi in cui siamo nati. Non è un gioco di parole: significa che siamo consapevoli del fatto che siamo dovuti emigrare in primo luogo per responsabilità dell’Occidente e del Nord del mondo; ma non dimentichiamo neppure le responsabilità dei governi corrotti o incapaci dei nostri paesi d’origine.



Così come vogliamo impegnarci per cambiare le cose in Italia, paese d’arrivo del nostro percorso migratorio, intendiamo mantenere viva la nostra attenzione per ciò che accade nei nostri paesi d’origine, cercando di dare il nostro contributo alla soluzione dei problemi esistenti laggiù e all’affermazione della dignità e della giustizia per tutti i nostri popoli. Ci opponiamo ai cosiddetti “accordi bilaterali” sottoscritti dai governi del Sud e dell’Est del mondo con quelli dell’Occidente e del Nord per il rimpatrio dei migranti: sono il più recente esempio di ricatto coloniale dei ricchi verso i poveri, un’ingiustizia disumana che non accetteremo mai.



Etica nei rapporti sociali ed economici: siamo convinti che, in ultima analisi, molti dei problemi che vivono gli immigrati, ma anche quelli che affliggono l’insieme dell’umanità derivino dall’imperversare dell’egoismo e dallo strapotere del denaro. Su queste basi, oltre che su un insopportabile autoritarismo, si sono fondati i sistemi economici che hanno finora dominato il mondo. Chi è stato costretto a emigrare ha sofferto sulla propria pelle i risultati di questi rapporti economici ingiusti, irrazionali e immorali.



Ma, purtroppo, questo modo di vivere, basato sul tornaconto di minoranze di privilegiati a spese dell’enorme maggioranza della popolazione povera, si è imposto come “l’unico possibile” e ha rovinato anche le relazioni tra la povera gente… nel nostro caso, tra gli stessi immigrati: si è esteso dalla macroeconomia ai rapporti interpersonali quotidiani.

C’è un denominatore comune tra ciò che fanno le corporation multinazionali, disposte a tutto pur di assicurarsi il controllo esclusivo di beni comuni, come l’acqua, e delle risorse naturali, e… il comportamento - per fare solo due esempi - di chi accetta di fare il “caporale” o di chi, profittando della propria condizione economica e della disperazione altrui, affitta un “posto letto” a prezzi da rapina a coloro che, in quanto immigrati/e, dovrebbe trattare come fratelli e sorelle.



Tra i primi e i secondi esempi c’è solo una differenza di dimensioni: sono entrambe maniere di approfittare delle sofferenze e del lavoro degli altri. Le rifiutiamo e le combattiamo entrambe con la stessa energia.



PER COSA LOTTIAMO – la piattaforma politica

• Contro il Pacchetto sicurezza, perché viola il principio di eguaglianza sancito dall´art. 3 della Costituzione italiana: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

• L’abrogazione della leggi Bossi – Fini e il “NO” ritorno alla Turco – Napolitano

• La regolarizzazione generalizzata di tutti i cittadini immigrati presenti in Italia.

• La cancellazione del protocollo tra Ministero dell’interno, Poste Italiane e Patronato sui rinnovi dei permessi di soggiorno.

• per la rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro.

• per una legge in materia di asilo politico e immigrazione che tuteli realmente i richiedenti asilo, i rifugiati e gli immigrati.

• per la cittadinanza di residenza per tutti il diritto di voto per tutti i cittadini immigrati

• per la chiusura definitiva dei Centri di Identificazione ed Espulsioni (CEI).

• Per il diritto del popolo rom

• Contro ogni forma di razzismo e discriminazione in Italia e altrove nel mondo





Strumenti

Gli strumenti sono quelli della tradizione di chi qua in Italia o altrove ha lottato per i propri diritti. Facciamo nostre queste esperienze. Gli strumenti sono quelle dell’assemblea dove si decidono le cose democraticamente. Gli strumenti sono l’autorganizzazione, le manifestazioni ma anche le petizioni popolari, le vertenze legali contro la discriminazione (cioè la piazza ma anche usare gli strumenti legali).



Autofinanziamento



Funzionamento

Il soggetto principale sono le realtà cittadine. Questa realtà che stiamo fondando non può esistere se non esistono i gruppi nelle città. Poi a livello nazionale ci dovrà essere un’assemblea con rappresentati delle diverse città e infine un gruppo di coordinamento più ristretto con dei rappresentanti a livello regionale che si incarichino di portare avanti le decisioni prese nelle assemblee. Dovremmo anche costruire commissioni di lavoro che ci aiutino a svolgere meglio il nostro lavoro quali promozione, formazione, comunicazione, e autofinanziamento

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